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  3. Scaricare: Altroconsumo Finanza N.1302 – 22 Gennaio 2019

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Assicurazione auto e moto, confronta e risparmia con Altroconsumo Connect.

Qualcosa non andava già allora. Era il febbraio , quando il nostro settimanale Altroconsumo Finanza consigliava a tutti i correntisti di Banca Etruria di vendere e fuggire.

Se sapevamo noi, come potevano non sapere Consob e Bankitalia? La prassi di rifilare ai clienti prodotti rischiosi a loro insaputa, anzi presentandoli come sicuri e con buoni rendimenti, è la regola. In caso di crisi, si poteva contare su interventi statali, cioè sui soldi della collettività.

Ora più che mai è necessario essere ben informati sulla solidità della banca e dei possibili rischi, per prendere decisioni consapevoli. Ora più che mai occorre che le autorità di vigilanza intensifichino i controlli e le ispezioni, per tutelare il risparmio come vuole la Costituzione.

Altroconsumo Finanza ha dedicato uno speciale vedi a pag. Richiedetelo: è anche tempo di prendersi la responsabilità delle proprie scelte - ma senza che venga meno la responsabilità di chi ha il dovere di tutelare i nostri diritti - per non lasciare spazio a chi abusa della fiducia, aggira le regole, dà consigli interessati, chiude un occhio sui controlli, ruba o mette a repentaglio i nostri soldi. Forse da sgusciare e da sguizzare, schizzar via. Squisigose sono cose e persone subdole, striscianti più che dirette, abili nello svicolare quando si prova ad afferrarle o a fare chiarezza.

Umani, enti, istituti e serpenti: se sono squisigosi, è meglio non dargli credito. Quali sono i rischi per la salute con il Ttip? A rischio sono anche le leggi sulla protezione ambientale, in particolare sul fracking trivellazioni per il petrolio e il gas molto usate Oltreoceano, ndr. E non è una coincidenza. Nessun beneficio con maggiori esportazioni?

E quanto a qualità e sicurezza degli alimenti? Ripensando al Nafta tra Messico e Nordamerica, ora il Messico ha Il libero mercato - che in realtà nella sua forma pura non è mai esistito - sarebbe una buona idea, ma deve essere regolato e appaiato a una omogeneizzazione delle regole verso standard più rigorosi. Le multinazionali otterrebbero grandi benefici con il Ttip, ma esistono forti dubbi che tali benefici migliorerebbero la qualità di vita dei cittadini.

Saranno praticabili? Sicuramente dei provvedimenti erano necessari, ma che non si faccia confusione tra la "pezza" e la soluzione del problema: queste misure - che oltretutto non sono vincolanti per i Comuni - potranno aiutare soltanto a evitare un ulteriore accumulo di inquinanti nell'aria in caso di nuovi innalzamenti delle polveri sottili; servirà sempre una perturbazione per portarle giorni oltre i limiti via.

Pensare lontano Ben vengano allora gli investimenti sul lungo termine a tutela della qualità dell'aria e le restrizioni per i mezzi inquinanti a favore di quelli più sostenibili. Qualcosa è stato inserito nel Collegato ambientale, appena approvato, che si occupa di green economy e di mobilità sostenibile: sono stati stanziati 35 milioni di euro per i comuni con più di mila abitanti per il carsharing, il bike-sharing e simili.

Più tutele anche per chi sceglie la bici per andare a lavoro: viene garantita l'assicurazione Inail per gli incidenti lungo il tragitto, fino a ora riservata solo a chi utilizzava i mezzi pubblici. Piccoli passi avanti, ma da inserire in un cammino di sistema, su più fronti e lontano da logiche emergenziali. Leggi i dettagli e firma la petizione per l'abolizione su www. Eccone alcune. Oltre al bonus di euro per chi compie 18 anni nel per i consumi culturali libri, mostre ecc.

Commercianti e professionisti dovranno accettare pagamenti con bancomat e carte di credito anche per piccoli importi, inferiori a 5 euro. Attenzione agli autovelox: non accerteranno più solo la velocità, ma anche la mancanza di assicurazione RC auto e di revisione. Il giudice di Venezia ha detto "no" all'azione contro la società per le bugie rilevate dai nostri test su CO2 e consumi di Golf 1.

Eppure era stata VW ad ammettere di aver falsificato questi dati, oltre alle emissioni di NOx del dieselgate. Anche su questo fronte andiamo avanti, con un'altra class action.

Aggiornati e aderisci sul nostro sito. Hai speso di più in benzina e inquinato di più di quanto dichiarato. Aderisci su www. Le bollette saranno anche più semplici e corte - su un solo foglio - e chi ha la tariffa tutelata, cioè chi non ha mai cambiato fornitore, potrà avere uno sconto di circa 6 euro l'anno se sceglie di riceverla solo in formato digitale solo con la domiciliazione bancaria, postale o il pagamento con carta di credito.

Altra novità positiva, ma solo per la luce, è il graduale addio alla tariffa a scaglioni più consumi e più paghi per i "Servizi di Rete" costi di distribuzione : un metodo nato come anti-spreco, ma iniquo con le famiglie più numerose. Richiedi la nostra classifica. Sono una trentina le banche analizzate da Altroconsumo Finanza che hanno avuto un giudizio massimo nella nostra classifica di affidabilità che è possibile richiedere al numero indicato in basso. Ora che - dal , con le nuove norme - il salvataggio degli istituti in crisi si farà con i soldi dei clienti e non più con quelli dello Stato, i nostri analisti hanno passato al setaccio quasi banche dando alla loro sicurezza un punteggio che va da una a cinque stelle.

Come emerge dalle testimonianze che stiamo raccogliendo sul nostro sito, a pagare non sono stati investitori consapevoli del rischio, ma piccoli risparmiatori ingannati dalle banche.

Abbiamo scritto al governo www. Molti mesi prima del caos, Altroconsumo Finanza consigliava di uscire. Intanto, un fondo da milioni di euro per i rimborsi è stato previsto: entro il 30 marzo si sapranno modalità e tempi. Vi terremo aggiornati. Vuoi la classifica delle banche più sicure? Spazzatura che Imperatore, ex manager di un grande istituto di credito, confessa di aver venduto a schiere di cittadini che firmavano fiduciosi e ignari.

Scopriamo che ci sono preti che guadagnano euro, ma fanno movimenti per centinaia di migliaia di euro, commercianti cinesi che versano soldi in contanti e potenzialmente illegali senza alcuna segnalazione, i trattamenti speciali riservati a giornalisti e manager. Si contrae principalmente attraverso il consumo di pollame contaminato da Campylobacter jejuni non cotto in maniera adeguata, ma anche attraverso il contatto diretto con i polli negli allevamenti e l'acqua infetta.

La campilobatteriosi è in aumento e rappresenta un problema di salute pubblica di impatto considerevole. La contaminazione della carne avviene durante la macellazione, attraverso il contatto con il materiale fecale o tramite il contenuto intestinale degli animali infetti.

A rischio i più indifesi I sintomi sono generalmente leggeri e consistono in diarrea, dolori addominali, febbre, mal di testa, nausea e vomito. Tuttavia, nelle persone più vulnerabili anziani, bambini, persone con un sistema immunitario compromesso le conseguenze di questa malattia possono essere molto gravi. Cuoci bene il pollo e da crudo tienilo separato dagli altri alimenti.

Un favore al trattato Ue-Usa? Diciamo no. Negli Usa la carne di pollame, prima di essere venduta, viene disinfettata. Le carcasse vengono immerse in una soluzione con acido perossiacetico per combattere la campilobatteriosi, malattia che colpisce chi mangia pollame infetto poco cotto. In Europa questa pratica è vietata. Il Vecchio Continente preferisce limitare il rischio con stretti controlli delle condizioni igieniche sin dagli allevamenti, a monte, non solo a valle.

Almeno fino ad ora. Si sta infatti discutendo della possibilità di modificare le norme europee, aprendo le porte - di conseguenza - anche all'importazione di carne igienizzata dagli Usa, in vista dell'accordo commerciale Ttip vedi l'intervista a pag.

Il pollo deve essere sicuro anche senza prodotti chimici: basta mettere in atto buone pratiche di prevenzione e controllo dagli allevamenti fino alla vendita. Più informazioni su www. Una petizione per chiedere la liberalizzazione dei farmaci in fascia C con ricetta a totale carico dei cittadini pomate antibiotiche, ansiolitici, Confermando le nostre richieste di anni vedi Test Salute di agosto , Altroconsumo aderisce alla campagna lanciata da Conad e FNPI Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane per chiedere nuovamente alle istituzioni di permettere la vendita di questi medicinali anche nei corner salute della grande distribuzione e nelle parafarmacie, sempre in presenza di un farmacista.

È questa la figura fondamentale che dà garanzia e controllo sull'uso dei farmaci e non le mura di una farmacia. Liberalizzando avremmo un mercato più competitivo e prezzi dei medicinali più bassi, eppure - nel momento in cui scriviamo - il provvedimento sulla concorrenza in via di approvazione non prevede questa misura, restando fermo agli interessi delle lobby farmaceutiche.

Tra i dati più bassi, quelli di Bologna, una delle città più virtuose quanto a mobilità sostenibile e reti ciclabili protette. Circa metà delle tratte considerate, invece, ha fortunatamente mantenuto inalterate le tariffe rispetto all'anno scorso e questa è una notizia positiva.

Continua ad andar bene anche agli automobilisti siciliani, con prezzi al casello fermi al Nonostante i costi, spesso elevati, cresce la passione degli italiani per i consumi culturali: secondo i dati Siae Società Italiana Autori e Editori nel primo semestre del sono in crescita rispetto allo stesso periodo del - l'offerta e la spesa per il teatro, i concerti, le mostre e in particolare per il cinema. Solo nel i danni dovuti a catastrofi naturali nel mondo sono stati pari a miliardi di dollari fonte: Munich Re.

E la conferenza di Parigi è solo il punto di partenza di una possibile era non oil. J e suis climat. Nonostante le tante difficoltà, la diplomazia ha prevalso e per la prima volta è stato raggiunto un accordo sul clima in cui tutti i paesi si sono impegnati in modo attivo per ridurre le emissioni di gas serra.

Ci sono volute 21 conferenze mondiali e abbiamo dovuto aspettare 23 anni dal Summit di Rio de Janeiro nel lontano , ma è meglio tardi che mai. Sui giornali di tutto il mondo sono comparse foto di una città interamente avvolta da una nube spessa di un grigiore che toglie il fiato. Inoltre i paesi industrializzati si sono impegnati ad alimentare un fondo annuo da miliardi di dollari a partire dal , con un meccanismo di crescita programmata per il trasferimento delle tecnologie pulite nei paesi a scarsa industrializzazione, non in grado di fare da soli il salto verso la green economy.

Cosa ci aspetta Il patto contro il riscaldamento globale mira in alto, ma ora, dopo Parigi, bisogna vedere come mettere in pratica le buone intenzioni. Bisogna avviare una nuova logica produttiva e cambiare anche stili di vita. I paesi che non hanno i mezzi per farlo saranno aiutati in questo nuovo percorso, grazie appunto al fondo verde. Ma non è semplice.

Sarà importante valutare i risultati al momento delle verifiche programmate, ovvero ogni cinque anni, quando sarà fatto il punto sulla situazione globale. Qualche nome? Anche se i governanti e i politici dovessero frenare, insomma, ormai il popolo è in marcia. La frenata sul petrolio: ci sarà? Nel mondo degli investimenti si avrà più fiducia nel fatto che è il settore a basse emissioni, quello pulito, a dare profitti, mentre il comparto delle fonti fossili comporterà maggiori rischi finanziari.

O quanto meno questo è quanto si vociferava nei corridoi di Le Bourget, dove si è tenuto il vertice sul clima. Ora sta agli investitori realizzare il rischio degli impianti tradizionali e inquinanti e spostare gli investimenti sulle rinnovabili. Perché la rivoluzione energetica non nasce solo da editti governativi, bisogna convincere le imprese che il nuovo percorso è a senso unico.

Altro grande problema: anche i paesi poveri potranno avvantaggiarsi delle energie rinnovabili? Un ragionamento che vale se non si mettono in conto i costi legati alle malattie respiratorie, alle inondazioni e ai molti altri effetti collaterali che ne conseguono. Si chiama evoluzione o involuzione, questa www. Sarebbe bello poter catturare questa energia devastante per utilizzarla, e per certi versi alcuni studiosi stanno già lavorando in questo senso.

Per salvarci da un futuro torrido non basterà comprare condizionatori. Si parla ormai di profughi climatici, popolazioni costrette ad abbandonare terre compromesse da eventi estremi. Per noi questa è fantascienza, per vaste popolazioni è già realtà.

Ma per quanto ancora il problema non ci riguarderà? Se si riuscirà a rallentare il riscaldamento ci saranno meno eventi estremi, ma ormai i segnali del problema ci sono già anche da noi: negli ultimi anni le ondate di calore sono state molto più intense e più lunghe, anche le piogge molto forti e concentrate.

Le nuove tecnologie ci aiutano - continua la studiosa di cambiamenti climatici - ma bisogna anche affidarsi alla natura. Le foreste, spesso trascurate o violate, sono pozzi naturali in cui vengono catturati i gas serra: di questo dovremmo occuparci molto di più. Anche chi vive una fase di transizione economica deve essere monitorato. Il bello viene adesso, dopo Parigi, è tutto ancora da costruire. Ci aspetta un periodo importante, da affrontare con lo spirito giusto: questa sfida si vince solo se la smettiamo di guardare solo ai numeri, senza la componente di responsabilità, di ecologia integrale, come ci ha ricordato Papa Francesco.

Quali sono gli ostacoli? Oggi che tutti i paesi si impegnano, il clima è diventato un affare, ma serve un nuovo modello di business, le risorse pubbliche non bastano.

Gli inconvenienti più imbarazzanti sono dietro l'angolo, ecco quali sono gli errori più comuni. Ma il mondo è bello perché è vario, come si dice. Ma qual è l'atteggiamento generale dei social-utenti rispetto alle proprie informazioni più intime? Quali i problemi per chi ha un comportamento un po' troppo spregiudicato? Non siamo proprio dei timidoni Probabilmente, se qualcuno dieci anni fa ci avesse detto che avremmo iniziato a pubblicare online informazioni sulla nostra vita privata, famiglia, figli, preferenze sessuali, credo religioso o idee politiche, gli avremmo dato del pazzo.

E invece questo è diventato parte della nostra quotidianità, come conferma anche la nostra indagine. Anche alcuni dati sensibili per definizione, per una buona fetta della www. Ma che imbarazzo se Eppure i problemi legati alla privacy possono capitare vedi i dati in alto. Ancora più attenzione va data per chi è interessato a una possibile futura ricerca di lavoro: le risorse umane ormai vanno spesso sui profili dei candidati per farsene un'idea.

Qualcuno ha parlato addirittura di un nuovo caso Volkswagen. Ma andiamoci piano con le parole: questa volta non c'è alcuna truffa, si tratta solo di una cantonata presa da qualche giornale. La classe non è acqua Neanche quella energetica: gli elettrodomestici di nuova generazione consumano meno e permettono di risparmiare elettricità. Ma non basta: dipende anche da come li usi. I nostri test denunciano da tempo il problema.

Questo utile strumento di lettura dei consumi aiuta al momento dell'acquisto e di certo ha contribuito alla diffusione di una maggiore consapevolezza. Per le ferree regole di mercato, dover mostrare una carta di identità degli apparecchi ha ragionevolmente spinto anche i produttori a migliorarsi. Non è difficile rendersi conto che la tecnologia degli apparecchi di uso quotidiano evolve e anche abbastanza velocemente: spesso è la stessa etichetta a sancirlo.

Il calcolo dei consumi non è sempre fedele alla situazione reale di utilizzo, per cui succede che ci troviamo a comprare articoli che sulla carta dovrebbero essere meno energivori di altri e invece non lo sono. Lo rivelano periodicamente i nostri test, realizzati con parametri fedeli alla realtà. Per esempio, nel caso dei frigoriferi per la classifica sull'etichetta non viene considerato nel calcolo il dispendio energetico legato all'apertura quotidiana della porta e neppure l'influenza del carico di cibo più il frigo è pieno e più lavora per raffreddare gli alimenti.

La norma europea è poco realistica anche nel caso delle lavatrici. Una revisione dei metodi di calcolo dell'etichetta spingerebbe i produttori ad affinare i propri apparecchi e a renderli più efficienti. L'etichetta continua a essere comunque un indicatore utile.

Nelle schede che proponiamo alle pagg. Utilizzare gli apparecchi in modo efficiente ed economico ne prolunga anche la vita, e questo permette di sostituirli meno spesso o almeno fino a quando non sarà più conveniente acquistarne uno di classe energetica migliore.

Per scoprire come risparmiare a casa, vai sul nostro sito nella sezione dedicata agli elettrodomestici o nell'area casa e energia. Stefano Casiraghi Energia e riscaldamento La classe energetica non ha lo stesso valore per tutti gli elettrodomestici: ogni apparecchio è un discorso a sé.

Diverso è il caso delle lavatrici, che negli anni sono diventate più efficienti, ma la differenza di consumi tra una classe e l'altra è contenuta. È anche grazie all'evoluzione dei detersivi che le cose sono cambiate: oggi è possibile lavare i capi a basse temperature e quindi serve meno energia per scaldare l'acqua.

Inoltre per sciacquare i capi è sufficiente una quantità d'acqua minore rispetto al passato. Apparecchi più nuovi, come le asciugatrici, sono ancora in una fase di forte innovazione. Un'altra ipotesi - davvero paradossale - è che il frigo non venga mai aperto. Come si spiega questa discordanza? I parametri utilizzati per il calcolo dell'etichetta energetica dovrebbero essere rivisti perché oggi tutte la lavatrici offrono la possibilità di lavare a basse temperature.

Più lineare l'andamento delle prestazioni globali dei prodotti lavaggio, centrifuga, risciacquo Secondo i nostri test il risparmio è superiore vedi grafico a fianco. In questo caso dunque il risparmio è possibile. Il programma ECO utilizza meno acqua e temperature più basse permettendo il risparmio energetico , ma il lavaggio ha tempi lunghi, oltre 2 ore e mezza. Il nostro test invece è più completo e conteggia il consumo di entrambi i programmi ECO e Universale. Le prove dei nostri test evidenziano una diminuzione concreta dei consumi per le classi www.

Anche le prestazioni globali dei prodotti migliorano: i modelli a maggiore efficienza energetica sono anche i più performanti rispetto ai modelli a resistenza elettrica.

Le indicazioni sull'eventuale presenza di allergeni negli alimenti hanno ormai invaso gli scaffali. Sono ambigue, generiche e soprattutto indiscriminate. Ecco cosa servirebbe. L a prudenza non è mai troppa, ma troppe avvertenze possono diventare pericolose, soprattutto se sono generiche e indiscriminate.

Per gli allergici fare la spesa è diventato un frustrante percorso a ostacoli. Qualche numero? Franca Braga ha partecipato a un gruppo di lavoro composto da rappresentanti di associazioni di pazienti, di pubblici esercenti e di ricercatori nel campo delle allergie alimentari e della nutrizione.

Il gruppo, costituitosi spontaneamente, ha elaborato un documento, che è stato inviato al ministero dello Sviluppo economico e a quello della Sa- Prodotto in uno in cui si impie stabilimento gano Il documento suggerisce alcune modifiche alla bozza del Decreto del Presidente del consiglio dei ministri con il quale si dovranno stabilire le norme sugli allergeni contenuti negli alimenti non confezionati.

L'obiettivo è di assicurare una migliore tutela dei consumatori allergici agli alimenti e prevenire gravi reazioni anafilattiche. Alle aziende che arricchiscono le etichette dei loro prodotti con informazioni aggiuntive rispetto a quelle cui sono tenuti per legge riconosciamo una nota di merito nei nostri test.

Non denota volontà di essere trasparenti né di offrire maggiori garanzie ai consumatori allergici, che sono sempre di più. Diventa invece un modo per mettere le mani avanti e scaricarsi da responsabilità, visto che i produttori sono tenuti a garantire la sicurezza degli alimenti in vendita. Tutto questo mette in dubbio la qualità delle procedure di autocontrollo del sistema produttivo e induce a farsi domande sulla capacità, o addirittura sulla volontà, di gestire il rischio allergeni in maniera adeguata.

Troppe diciture diverse Le indicazioni precauzionali volontarie sono state regolamentate solo in Svizzera, Giappone, Sudafrica e Argentina, dove di fatto il loro utilizzo è stato vietato. Nel resto del mondo sono ampiamente usate. Negli Stati Uniti sono state censite 25 espressioni diverse per indicare questo potenziale rischio da contaminazione.

In Italia ce ne sono almeno otto, tra cui "potrebbe contenere Il gruppo di www. Un interessante studio condotto dalla Food Standard Agency britannica ha messo in evidenza come la varietà di diciture e l'uso di certi termini per esempio "tracce" fa sorgere nei consumatori dubbi sul reale rischio legato a queste avvertenze, oltre che confusione nella selezione degli alimenti da acquistare. Inoltre, altre ricerche evidenziano che a lungo andare il proliferare di queste indicazioni sommarie genera una sorta di effetto assuefazione, aumentando la tendenza del consumatore a ignorarle.

Anche perché sono percepite come una forma di autoprotezione da parte delle aziende produttrici, e per questo considerate poco affidabili. Ci vorrebbero molte analisi per dare una risposta definitiva. Certo è che nel è apparso sulla rivista Food additives and contaminations uno studio in cui è stata valutata la contaminazione da arachidi in un campione di oltre prodotti alimentari, provenienti da dieci Paesi europei.

Insomma, che sia presente o meno il riferimento a una possibile contaminazione, il rischio per gli allergici è risultato pressoché lo stesso. Sarebbe ora che l'industria alimentare affrontasse con maggiore serietà il problema. Vale anche per quelli di bar, chioschi o ristoranti? L'avvertenza deve essere riferita a ogni singolo alimento e non deve essere generica.

Che sia la bevanda o la brioche servita al bar oppure un piatto servito al ristorante o alla mensa, occorre riportare una specifica indicazione riguardante gli allergeni. Giochiamo con i bambini ad alternare che cosa mettere nello zaino. E se hai bisogno di una mano per scegliere, c'è la nostra app Merendiario. S iete mai stati in una classe di una scuola primaria durante l'intervallo? Poco prima che suoni la campanella dalle cartelle escono i nuovi "mostri": barrette al cioccolato di ogni forma, focacce extralarge, sacchetti di patatine ai mille gusti, biscotti farciti, ricoperti, glassati.

Ogni tanto qualche bambino sfodera una banana o un mandarino, ma come mosche bianche gli esempi sani si perdono tra le bombe caloriche dei compagni. Ci sarebbe da puntare il dito contro chi infila queste merende negli zaini, se non fossimo noi stessi.

Perché una cosa è certa: a mangiare bene è importante cominciare fin da quando si è piccoli. Si inizia da bambini È da piccoli che si forma il gusto, cioè si sceglie quello che piace. Se si impara e ci si abitua a mangiare cibo molto dolce, molto salato, molto grasso sarà molto probabile che si cercherà e apprezzerà soprattutto quel cibo - dolce, salato, grasso - per il resto della vita.

Lo sanno esperti, nutrizionisti e anche i produttori di merendine. E questa è la potenzialità insita nei bambini: sono i consumatori del futuro, sono il prossimo target a cui le grandi aziende puntano. Ma niente illusioni - non è infilando negli zaini www.

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L'educazione alimentare parte anzitutto dal buon esempio: nessuno ti seguirà nelle scelte sane se per primo non tocchi una mela o un'arancia E poi ci vuole il giusto compromesso: inutile eliminare completamente dalla dispensa merendine e snack. Meglio usare qualche trucco e insegnare ai bambini a scegliere, variare, assaggiare cose nuove. Ideale abbinamento a un mandarino o una pera. La regola dell'uno Partiamo da una premessa. Il cioccolato non è il diavolo e l'olio di palma non è il nemico numero uno da sconfiggere.

A tavola non va demonizzato alcun alimento. Idem nello zaino. Ma che sia uno. Se la colazione è già stata piuttosto golosa, a metà mattina meglio scegliere un frutto o uno yogurt.

Se invece c'è bisogno di un po' più di energia per affrontare l'ora di nuoto, ben venga qualche biscottino al cioccolato. Non è difficile insegnarlo ai bambini. Più che proibire, è meglio limitare la quantità Ma è uno soltanto. Questa semplice regola una concessione al giorno, dolce o salata che sia aiuta tutti: i genitori, che non avranno sensi di colpa e i bambini che non si sentiranno frustrati, anzi.

SABATO Latte fresco e cereali: privilegia quelli semplici riso soffiato per esempio meno ricchi in zucchero, grassi e sale. I loro gusti sembrano chiari, ma se si propongono alternative con fantasia non sono irremovibili.

Ma ci sono volte che non ho proprio fame e non mangio niente. I voti più alti vengono dati alla frutta fresca oppure a quella secca. A me la frutta non piace, ma ho trovato un trucco: porto le carote, i pomodorini o i finocchi a pezzi.

E la maestra mi dà bellissimi voti. D'estate mi piace la pesca, perché non cresce sempre? Di solito è frutta, la banana, la mela, o a volte ci sono i crackers o altro. Nella migliore delle ipotesi è miscelato con altri oli colza e girasole e questo abbassa il contenuto di grassi saturi.

Per fare un esempio un cornetto classico del Mulino Bianco ha 6,3 g di grassi saturi; la brioches Granleggeri Melegatti ne ha la metà. Quali sono? Le tortine possono essere un'alternativa al croissant: alcune contengono olio di girasole, come quella all'albicocca Coop Club 0,7 g di grassi saturi , oppure la tortina Bio Esselunga. Tra tutte le crostatine che abbiamo analizzato non abbiamo trovato neanche una merendina senza olio di palma.

I grassi saturi non sono pochi: quella al cacao dell'Esselunga, per esempio, ne contiene 5,6 g a porzione. Se si cerca tra i plum cake qualche alternativa invece c'è: in questi casi si usa l'olio di girasole al posto di quello di palma. Un'alternativa è fare le crostatine in casa sostituendo il burro con olio extravergine di oliva servono gr di farina, gr di zucchero, gr di olio evo, 2 uova, 1 cucchiaino di lievito per dolci, 1 bustina di vanillina.

Tra gli ovetti, le barrette ripiene, in generale le merende al cioccolato l'olio di palma primeggia. Sono pochi gli esempi di prodotti senza questo grasso. E non sempre sono migliori: il Bounty, per esempio, non contiene olio di palma, ma non ha meno grassi saturi per il cocco essiccato. Lo stesso quantitativo si trova nelle barrette con Cereali Auchan e in quelle di Pam. L'ovetto Kinder 4,5 g a pezzo non scherza. Una regola facile.

Da provare. Oggi questo, domani quello Variare, dunque, è il segreto. Se l'alimentazione quotidiana è equilibrata si possono tranquillamente alternare merende più ricche ad altre più salubri vi diamo qualche idea a pagina L'importante è calibrare tutto, tenendo conto anche degli impegni sportivi e di studio dei bambini e, viceversa, delle giornate più tranquille e sedentarie.

Se poi si vuole essere ancora più scrupolosi, l'ideale sarebbe offrire e proporre le merendine con il profilo nutrizionale migliore. Certo non c'è da aspettarsi miracoli, ma gli snack non sono tutti uguali: alcuni contengo troppo sale, altri troppi grassi saturi, altri ancora sono ricchi di zuccheri.

Se hai dubbi, usa la nostra banca dati. Entrambe sono dolci, ma con un contenuto in grassi decisamente diverso in qualità e quantità: non a caso uno contiene olio di palma. Nel è diventato obbligatorio specificare in etichetta il tipo di grasso vegetale usato, e tutti a chiedersi: che cos'è? Sull'olio di palma si è detto tutto e il contrario di tutto: fa male? No, fa bene. È cancerogeno? No, ha gli antiossidanti.

Nuoce all'ambiente? No, è certificato. Nel dubbio, qualche mamma ha fatto piazza pulita in dispensa di Nutella e qualsiasi altra merendina lo contenesse. Anzitutto, infor- mandosi, rispondiamo noi. Lo si usa da decenni perché è solido e quindi rende gli alimenti cremosi o croccanti, senza influenzarne i sapori.

Purtroppo proprio come quest'ultimo, l'olio di palma contiene molti grassi saturi. Se si assume in grandi quantità i rischi per cuore e circolazione ci sono, e sono innegabili.

E qui sta il nocciolo della questione: l'olio di palma è in moltissimi prodotti. Variare, dunque, ancora una volta è la soluzione. Ma l'altro olio è meglio? Per esempio, l'olio di 4 Merende banco frigo 5 Biscotti e wafer 6 Snack salati Le merende da banco frigo sono di diverso tipo budini, snack salati, yogurt Meglio scegliere quelle che non sono ricoperte di cioccolato, come la merendina allo yogurt della Plasmon: ne contiene solo 2 g a pezzo.

È un mondo vario quello dei biscotti. Chi vuole evitare l'olio di palma ha tre possibilità: scegliere i Pavesini praticamente senza grassi, , decidere di arrendersi al burro con i Choco Leibniz al latte della Bahlsen o "cadere" sui biscotti con l'olio di cocco Wafer Napolitaner Loacker.

È importante leggere sempre l'etichetta: a prima vista non si direbbe, ma i wafer alla vaniglia Carrefour e quelli al latte Auchan hanno ben 12 g di grassi saturi a pacchetto. Lo stesso vale per grissini e taralli. Non vale per le schiacciatine: tutte quelle nella nostra banca dati contengono olio di palma.

Rispetto a questi è meglio anche una pizzetta. A Anche se alcune aziende lo usano, nessun prodotto nella nostra banca dati ha in etichetta il logo della certificazione RSPO Roundtable on Sustainable Palm Oil , per l'olio di palma sostenibile.

Usano olio di palma certificato e comunicano sul sito in modo chiaro il proprio impegno cocco: tuttavia sarà il nome e il richiamo alla frutta, ma questo olio - usato per le margarine e la produzione dolciaria industriale - generalmente non spaventa tanto. Eppure cento grammi di olio di cocco contengono quasi 87 g di grassi saturi contro i 47 g presenti nel palma , un disastro per la salute.

E che dire del caro, vecchio burro? Oltre ad avere la stessa quantità di grassi saturi del palma, con il burro si deve anche pensare al colesterolo. Facile, invece, capire perché non si usi l'olio di oliva, ricco di monoinsaturi, grassi decisamente migliori per l'organismo.

È una rarità: troppo caro per l'industria alimentare. E meno versatile. Che cosa fanno i produttori 2. Usano olio di palma certificato, ma comunicano sul sito in modo poco chiaro il proprio impegno 3.

Usano olio di palma certificato, ma non lo comunicano sul sito 4. Qualche marchio ha cavalcato l'onda, facendo dell'assenza di olio di palma un vanto da mettere ben in mostra sulla confezione.

Misura per esempio - e prima non lo faceva - lo mette ben in vista sulla confezione dei suoi cracker integrali. Ma non è l'unica azienda. I produttori coinvolti nella questione - sono moltissimi - hanno scelto strade diverse. Abbiamo verificato come si muovono trovate una sintesi dei risultati dell'inchiesta qui accanto.

Anche nel campo della grande distribuzione le reazioni sono differenti: Esselunga e Auchan non hanno la certificazione ambientale per l'olio di palma, ma ci rispondono di essere al lavoro per studiare nuove ricette che lo escludano ma non lo dicono ai consumatori sui loro siti aziendali.

Conad non ci ha mai risposto e non ha una posizione aziendale chiara sull'argomento sul proprio sito. Coop e Carrefour, invece, si dichiarano impegnate su un duplice fronte: in alcuni prodotti puntano a sostituire l'olio di palma con un grasso dal profilo nutrizionale migliore, in altri casi invece continueranno ad utilizzarlo, ma si impegnano a usarlo solo se certificato. Molte aziende non potendovi rinunciare, hanno scelto di impiegare l'olio di palma certificato.

Insomma per ora si sta discutendo per trovare soluzioni alternative. Noi, nel frattempo, diamo un consiglio: insegniamo ai bambini a mangiare bene. Servirà sempre e comunque. Anche se i batteri ci sono, per affrontarli bastano acqua e sapone. O nnipresente, fedele, sempre con noi, giorno e notte. Il telefono cellulare è l'oggetto da cui ormai non ci si separa più, in nessuna circostanza. Ci segue ovunque, anche dove forse non dovrebbe. Ed è uno dei più sporchi che maneggiamo, un vero e proprio incubatore di microbi.

Alcuni studi americani e inglesi hanno mostrato che telefoni, smartphone, tablet e pc possono avere più batteri di un'asse del gabinetto, di una banconota o della maniglia di una porta. Semplice capire perché: il telefono lo abbiamo sempre in mano, lo puliamo poco o mai, lo appoggiamo ovunque, lo passiamo agli amici per mostrare foto o ascoltare musica. E poi lo avviciniamo alla bocca per www.

Non solo. I cellulari si scaldano e vengono tenuti spesso in tasca: il loro tepore è la culla ideale per il proliferare dei batteri. Nonostante questo, bando agli allarmismi: con un minimo di comuni pratiche utili a salvaguardare l'igiene, qualche accorgimento semplice e un po' di buonsenso non si corre alcun pericolo.

Come spesso scriviamo, è inutile - e anzi potenzialmente dannoso vivere in un ambiente sterile: i batteri sono parte della nostra vita e l'organismo impara a sviluppare anticorpi e a convivere con la maggior parte dei germi.

L'allarmismo serve quasi sempre più che altro a cercare di vendere prodotti inutili. Per vederci chiaro abbiamo fatto un test, aiutati da alcuni volontari che hanno messo a disposizione i loro apparecchi. Abbiamo verificato le condizioni igieniche della superficie di 25 dispositivi hi tech - tra smartphone, tablet e pc - e li abbiamo confrontati con le superfici potenzialmente più sporche in circolazione: banconote, l'asse di un gabinetto e le maniglie delle porte di un bagno pubblico quello di Altroconsumo.

In pratica, abbiamo misurato quanti batteri c'erano i risultati sono qui in basso nella pagina. Il test è confortante: smartphone, tablet e tastiere del pc erano sporchi, a volte anche molto, ma non contaminati da batteri di origine fecale né dal pericoloso Escherichia Coli, che abbiamo appositamente cercato. Nella classifica degli apparecchi più sporchi hanno vinto i tablet, seguiti da notebook e tastiere del pc. Gli smartphone sono risultati in media i più puliti.

In media, gli apparecchi elettronici sono risultati meno contaminati della tavoletta del wc, ma in qualche caso, al contrario, sono risultati molto più sporchi: uno smartphone e un tablet hanno ottenuto i risultati peggiori in assoluto dell'inchiesta. Le cifre indicano la carica batterica totale che abbiamo trovato, per ogni categoria, nel caso migliore e in quello peggiore.

Pensateci un attimo: laviamo il bagno tutti i giorni, ma non puliamo quasi mai lo schermo del telefono né la tastiera del pc. A meno di incidenti clamorosi: un caffè rovesciato, una macchia di sugo, delle ditate troppo evidenti. Bisognerebbe invece prendere l'abitudine di mantenere puliti schermi e tastiere regolarmente.

Ma come? La regola di base, la prima che una mamma insegna ai suoi bambini, vale anche in questo caso: lavarsi spesso le mani, specialmente dopo essere stati in bagno. Acqua e un normale sapone, una bella sfregata, e la carica batterica che si trasmette al telefono è decisamente ridotta.

Quella di lavarsi spesso le mani ottima misura anche per prevenire l'influenza è quindi la prima regola. Il sapone basta: l'utilizzo di prodotti disinfettanti gel o altro non è consigliato. Bisogna poi ricordarsi di ripulire i nostri apparecchi, cosa che spesso non si fa, anche per il timore di danneggiarli. Ma il modo c'è. In una nostra precedente indagine avevamo analizzato i prodotti destinati nello specifico alla pulizia di schermi e tastiere, paragonandoli con normali lavavetri, con le salviette umidificate e con il semplice passaggio di un panno in microfibra.

Le salviettine erano risultate quasi del tutto inefficaci: meglio lasciarle perdere. È preferibile un semplice panno in microfibra umido, anche se da solo non riesce a togliere lo sporco particolarmente difficile, come le sostanze grasse.

Buoni risultati invece per i kit specifici. Meglio evitare prodotti troppo aggressivi, che potrebbero danneggiare gli apparecchi e bisogna stare anche attenti a non essere troppo energici durante la pulizia, per non rimuovere lo strato protettivo degli schermi.

Per quel che riguarda le tastiere dei pc, le più pulite sono quelle piatte e senza troppi anfratti in cui possano annidarsi sporco e batteri. Utili per smartphone e tablet - anche perché si possono sostituire - sono i rivestimenti per gli schermi. Per concludere: in condizioni normali il nostro organismo si difende bene dai batteri. Lavarsi più spesso le mani e pulire le superfici più utilizzate - dalle maniglie agli smartphone agli interruttori della luce - con un panno in microfibra umido è sufficiente.

Non è il caso di preferire prodotti con caratteristiche antibatteriche. Ecco le prove del test Abbiamo passato l'apposito tampone sulla superficie degli oggetti: qui uno smartphone. Per i pc abbiamo scelto la tastiera, che è la parte che viene a contatto con le dita durante l'uso. In laboratorio abbiamo quindi verificato quali e quanti batteri si sviluppavano dal campione. Da oggi puoi anche selezionare la merendina in base al tipo di grasso che contiene. E con i nostri consigli sulla merenda, fai il test e scopri se sei già diventata una supermamma.

Senza contare che bisogna lavorare anche per migliorare l'effettivo e ottimale riciclo del materiale differenziato, per dare un senso anche economico alla raccolta. Una buona raccolta differenziata è legata all'impegno dei Comuni, certamente, in prima linea nell'informare e soprattutto nel provvedere gli strumenti adatti.

Ma anche all'impegno dei cittadini, protagonisti nello smaltire correttamente i rifiuti domestici. Lo dimostrano anche le lettere che riceviamo dai nostri soci. Eccone due che segnalano due casi interessanti.

Un socio, L. Come dalla foto, che allego, Mulino Bianco indica che la confezione è riciclabile con la carta, Bauli invece indica che non è riciclabile e che va nell'indifferenziata. Chi dei due ha ragione e chi ha torto? Diversamente, la confezione Bauli ha uno strato di alluminio più spesso, che non ne consente la raccolta con la carta o comunque il produttore non lo ha verificato. Un'altra socia si pone invece delle domande su una bomboletta di spray che conteneva materiale infiammabile.

Dove gettarla? In linea di massima, con la raccolta dei metalli, come tutte le bombolette spray vuote. Solo se il contenuto della bomboletta era particolarmente nocivo non un semplice prodotto infiammabile, ma ad esempio un insetticida o disinfettante particolare, una vernice con solventi… consigliamo ai cittadini di metterla da parte per il primo giro alla piazzola dei rifiuti.

A novembre scorso si è tenuta la "Settimana europea per la riduzione dei rifiuti": prima ancora che differenziarli, cercare di produrne meno è in effetti il primo passo per difendere l'ambiente. Per esempio: un oggetto di cristallo non va messo insieme al vetro; uno scontrino, anche se è di carta, non va nella carta; un sacchetto biodegradabile, ma non compostabile con marchio specifico non va nell'umido e, viceversa, un sacchetto compostabile non va nella plastica ; la raccolta della plastica non è adatta a qualsiasi oggetto in questo materiale, ma soltanto agli imballaggi e confezioni In caso di dubbio, meglio l'indifferenziata: ogni errore rovina infatti la qualità della raccolta differenziata, che è invece un obiettivo primario del riciclo.

Introducendo elementi estranei e quindi dannosi nella raccolta, si vanificano gli sforzi dei cittadini e il percorso virtuoso generato con il loro impegno. Materiale per materiale, contenitore per contenitore: che cosa non ci va messo. Vetro, non ceramica Plastica e metallo Carta: senza nastro Qualsiasi oggetto in cristallo Contiene piombo, che inquinerebbe il vetro durante il riciclo.

Dove buttarlo. Gettalo nell'indifferenziata, a meno che il tuo Comune preveda una destinazione diversa. Contenitori con residui Tutti i contenitori devono essere perfettamente vuoti. I liquidi alimentari possono essere gettati negli scarichi, gli oli e i liquidi inquinanti o pericolosi devono essere conferiti nelle apposite raccolte presso le piazzole ecologiche. Carta e cartone sporco Inquinerebbe la raccolta.

Ceramica, porcellana, pyrex, specchi, schermi di pc Non sono compatibili con la raccolta del vetro. Attenzione: gli schermi del pc sono RAEE vedi sotto. Lampadine a led e neon Contengono sostanze pericolose e parti elettriche. Sono incluse nella raccolta RAEE Rifiuti da apparecchi elettrici ed elettronici , quindi per legge il venditore deve ritirare gratuitamente quella vecchia quando ne compri una nuova.

In alternativa, la piazzola ecologica. Lampadine alogene e a incandescenza vecchio tipo Contengono sostanze pericolose e parti elettriche. Non sono considerati RAEE, ma alcuni venditori le ritirano ugualmente. In alternativa, possono essere portate alla piazzola ecologica. Invece i contenitori di prodotti che hanno esclusivamente la I irritante e la F infiammabile , purché completamente vuoti, possono essere uniti alla differenziata.

Nelle apposite raccolte presso le piazzole ecologiche. Qualsiasi oggetto con parti elettriche Non possono essere mescolati né al metallo né alla plastica da riciclare. Si tratta di RAEE che il venditore deve ritirare.

In alternativa, si possono portare alla piazzola ecologica. Non vanno insieme alla plastica. Scontrini fiscali, ricevute del bancomat e simili Si tratta di carta termica, che reagisce al calore, creando problemi.

Fazzoletti di carta Sono difficili da riciclare insieme alla carta, perché quasi sempre concepiti apposta per non spappolarsi facilmente. Nell'indifferenziata o - ma solo in alcuni comuni, nell'umido comunque solo se bianchi.

Carta oleata e cellophane Non è riciclabile, neanche se è pulita inoltre spesso è unta. Il cellophane va tolto prima di gettare dépliant o altro. Nell'indifferenziata la carta oleata, nella plastica il cellophane pulito. Nastro adesivo Non è riciclabile e rischia di inquinare la raccolta: prima di buttare le scatole di cartone bisogna toglierlo. Punti metallici Vanno tolti prima di gettare la carta. Nel metallo. Ovviamente, non bisogna mai usare sacchetti di plastica per raccogliere l'umido.

Scaricare: Altroconsumo Finanza N.1302 – 22 Gennaio 2019

Bollini della frutta Inquinano la raccolta dell'umido: ricorda di toglierli dalla frutta prima di gettare la buccia nella spazzatura. Gusci di cozza e simili In alcuni Comuni l'indicazione è di non gettarli con l'umido: informati con l'azienda che effettua la raccolta.

Lettiera del gatto In questo caso dipende dal tipo di lettiera e dal Comune: informati con l'azienda che effettua la raccolta. Pannolini sporchi Non devono essere uniti alla raccolta dell'umido. Ti consigliamo di stampare, se necessario, e tenere attaccato in un posto visibile l'elenco delle istruzioni, in modo da poterlo consultare rapidamente quando devi gettare via qualcosa.

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