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Scarica discografia mondo marcio

Posted on Author Kazizilkree Posted in Multimedia

  1. Mondo Marcio
  2. Mondo Marcio: "Uomo!" è il titolo del suo nuovo album in uscita l'8 marzo
  3. Conosci Carta Più e MultiPiù?

Scaricare Discografia Mondo Marcio -> artsandcraftsassoc.com Scaricare Discografia Mondo Marcio 2a7d2b7b5e [Tracklist,,,album,,,Mondo,,,Marcio. Clicca sugli album per visualizzare la tracklist e i video delle canzoni; Uomo (​); La Freschezza Del Marcio (); Nella Bocca Della Tigre (). Esplora tutte le pubblicazioni di Mondo Marcio su Discogs. Compra vinili, CD e altro di Mondo Marcio nel Marketplace di Discogs. BIOGRAFIA. Mondo Marcio (G. Marcello, nato il 01/12/) Platinum Selling Artist Produttore, Rapper, Cantante, ghost-writer in italiano/inglese. Copie vendute.

Nome: scarica discografia mondo marcio
Formato: Fichier D’archive
Sistemi operativi: MacOS. iOS. Windows XP/7/10. Android.
Licenza: Gratuito (* Per uso personale)
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Non t ho mai detto quanto è stato bello andare a letto con te. Andiamo baby so che vuoi ancora bene a un marcio e so che anche se ho sbagliato vuoi rivedere un mondo marcio ti staro affianco marcio. Sotto le tue coperte lo sai quante sere ho fatto e appena mi vedi so che mi vuoi cadere in braccio.

Asciuga quelle lacrime, andiamo non ti disperare. Guarda avanti, tutto sommato non ti dice male. Ti eri promessa di non farlo più, e invece sei come alicia keys, la mia boo!. E vedi ti ho sempre chiesto di essere onesta, ma non ti ho mai detto il mio nome prima di scappare dalla finestra.

Penso alla lunga metafora del viaggio. Venivi da due dischi che volendo possono essere considerati concept album, ma questo era un pacchetto completo. E, soprattutto, mostravi un'attenzione per il pop italiano che non tutti allora avevano con un bel campione di Anna Oxa che, volendo, rivelerà poi il tuo cammino futuro.

Be', l'attenzione al pop c'è sempre stata, perché io sono cresciuto con tanti generi musicali e ho cercato di mettere tutto nel mio disco. Se tu ci pensi tutti i primi tre dischi sono stati dei dischi molto avanti per il periodo in cui sono usciti, sia per il sound che per i contenuti. Ho parlato di cose che all'epoca non erano comuni: la famiglia, la mamma. Fare i pezzi dedicati alla mamma non era cool, era una cosa che a me stava a cuore perché ero cresciuto in casa con lei e basta, era lei il mio supereroe.

Adesso va di moda parlare della mamma. Idem la pronuncia masticata.

Mondo Marcio

Ai tempi tutti mi chiedevano come cazzo parlassi, adesso tutti quanti si masticano la pronuncia. Oggi se non fai il video negli USA sei un fallito. Mondo Marcio e Generazione X sono concept album in tutto e per tutto.

Il primo è tipo un incubo, un'allucinazione che finisce quando inizia e Generazione X è questo bad trip che mi faccio su questo aereo.

L'idea di fare concept album è quella di fare album che abbia senso ascoltare di nuovo. L'idea di fare un concept album è quasi intrinseca con questo pensiero: se io faccio un concept album è un film, è un qualcosa che quando finisce vuoi riscoprire come è iniziato.

Non mi aspettavo questa posizione per Generazione X, sinceramente. Io, quasi ingenuamente, fin da ragazzino sono stato molto fan della cultura. Tutto quello che facevo era portare l'hip hop in posti in cui non era mai stato. Nessuno neanche se lo sognava. Non ho mai fatto musica per accumulare soldi: mi piace guadagnare, ma il rap non è business per me, è una passione. Non si pensa mai a quanto fossi giovane, all'epoca del successo.

Hai tipo dieci anni in meno dei tuoi colleghi di quegli anni. Nella Bocca della Tigre 2014 La copertina di Nella bocca della tigre. Questa per me è la cosa più americana che tu abbia mai fatto.

Come si fa a trasportarla in Italia? Portare la cantante italiana per eccellenza, Mina, in un contesto hip hop a me gasava tantissimo, mi sentivo un bambino in un negozio di dolci. Era anche la possibilità di alzare moltissimo il livello della conversazione e di rendere più autorevole il nostro genere. Ho passato parte della mia carriera a essere il drogato, il perditempo e i cantanti sono altri, la musica vera è altra.

Io ho fatto il disco con la cantante italiana. Tra l'altro una persona che non è solita collaborare con gli altri. Fa letteralmente quello che vuole perché ha venduto più di 150 milioni di dischi. Fare un disco con lei mi sembrava un'ottima prova del nove per tutti i detrattori del genere e della nostra cultura per dimostrare che potevamo stare allo stesso livello del pop, del rock e di tutti gli altri generi che vanno in Italia.

Pubblicità E come si fa a convincere il pubblico italiano che il rap non è una cosa di serie B? È come insegnare a un bambino a camminare, moltiplicato per 60 miliardi. Dicevi benissimo prima: il rap non fa parte della cultura italiana. È una musica giovane, di protesta, degli afro-americani che muoiono nel ghetto. L'Italia è un paese bianco, di mezz'età e borghese. E tornando a Mina: come nasce questa collaborazione?

Sembrerebbe un po' un harakiri. In realtà è stata una bella collaborazione, mi sono trovato bene. Qualsiasi multinazionale è fatta di persone, le chiacchiere che avevo fatto per questo disco mi piacevano, i presupposti mi soddisfavano e per cui abbiamo lavorato bene. Per un artista come me, poi, è meglio lavorare come indipendente piuttosto che con una multinazionale per il semplice fatto che in una multinazionale ci sono troppe dinamiche, mentre io sono abbastanza un'accentratore.

Tra l'altro non tutti sanno che, e questa cosa ci tengo che esca, questo disco ha fatto cambiare il regolamento di Sanremo.

Grazie a questo progetto adesso sul palco dell'Ariston si possono portare i sample. E per potercelo proporre hanno cambiato il regolamento, che non accettava il campionamento. Cose dell'altro Mondo 2012 La copertina di Cose dell'altro mondo.

Questo è stato il disco della mia rinascita. Arrivavo da un disco in cui non avevo stimoli e non ero in forma. Ero deluso dalla risposta della scena, come dicevo prima. Nella scena rap italiana c'è un po' la sindrome del cazzo corto. Prima di questo disco c'è stata la faida tra te ed Entics, ti è servita in qualche modo per riprendere un po' di sicurezza in te stesso? Sicuramente ha fatto tanto hype. C'è ancora tanta gente che mi scrive gasata.

È anche il motivo per cui qualche anno fa le sfide di freestyle andavano un casino: al di là del fatto che alla gente piace il sangue, ti esce fuori una carogna che ti fa venire i superpoteri. Ci metti ancora più impegno perché ne va in qualche modo della tua credibilità. È stata una cosa che mi ha fatto gioco. Più che altro era una risposta a Entics, con il quale non c'era un rapporto umano, proprio non sapevo chi fosse, né musicalmente, né umanamente.

È stata una risposta a uno sconosciuto. Considerando anche che dopo esce anche l'EP con Bassi Maestro.

Mondo Marcio: "Uomo!" è il titolo del suo nuovo album in uscita l'8 marzo

Anche il pezzo con i Finley, se uscisse oggi sarebbe un coronamento. Più che ritorno al rap, ti direi ritorno all'ispirazione positiva. Se crei devi stare bene, qua stavo bene. Secondo me è un disco che spacca. Ok, lo metto qua solo perché mentre parliamo non è ancora uscito.

È il tuo ultimo disco, immagino di un certo tipo di carriera. Non penso tu voglia smettere del tutto con la musica Sinceramente non lo so, ci sono dei giorni in cui apro Instagram e mi chiedo cosa ci faccio in questo mare. E non sto parlando della Dark Polo Gang, loro mi piacciono. Non sto parlando della trap, sto parlando di un certo tipo di attitudine, degli influencer, dei fashion blogger, di chi inizia a rappare e dopo cinque minuti pensa di farsi una carriera dissando tutti.

Quella mi pare una mossa abbastanza paracula, non stai facendo musica, stai facendo marketing. Preferisco sempre scoprire cose nuove. Questo disco tra l'altro arriva in un periodo molto particolare, in cui non si era ancora capito dove sarebbe andata la scena e tu arrivi con un singolo che è un tributo ai Cypress Hill.

Ci sono un sacco di riferimenti a loro, ma soprattutto a quel periodo. Voleva essere un tributo al rap tra gli anni Novanta e i Duemila, un modo per dire che la musica non ha data di scadenza.

Generazione X La copertina di Generazione X. Questo è un disco che commercialmente è andato bene, ha fatto disco d'oro, quindi dovrei essere soddisfatto. Eppure, qui, stavo iniziando a soffrire della fama. È un disco che mi ha fatto soffrire molto, perché metà della scena italiana, quando ha visto il successo che stavo facendo con Solo un uomo ha ben deciso di tirarmi merda addosso.

Penso alla lunga metafora del viaggio. Venivi da due dischi che volendo possono essere considerati concept album, ma questo era un pacchetto completo. E, soprattutto, mostravi un'attenzione per il pop italiano che non tutti allora avevano con un bel campione di Anna Oxa che, volendo, rivelerà poi il tuo cammino futuro.

Be', l'attenzione al pop c'è sempre stata, perché io sono cresciuto con tanti generi musicali e ho cercato di mettere tutto nel mio disco. Se tu ci pensi tutti i primi tre dischi sono stati dei dischi molto avanti per il periodo in cui sono usciti, sia per il sound che per i contenuti. Ho parlato di cose che all'epoca non erano comuni: la famiglia, la mamma. Fare i pezzi dedicati alla mamma non era cool, era una cosa che a me stava a cuore perché ero cresciuto in casa con lei e basta, era lei il mio supereroe.

Adesso va di moda parlare della mamma. Idem la pronuncia masticata. Ai tempi tutti mi chiedevano come cazzo parlassi, adesso tutti quanti si masticano la pronuncia.

Oggi se non fai il video negli USA sei un fallito. Ah, certo. Mondo Marcio e Generazione X sono concept album in tutto e per tutto. Il primo è tipo un incubo, un'allucinazione che finisce quando inizia e Generazione X è questo bad trip che mi faccio su questo aereo.

L'idea di fare concept album è quella di fare album che abbia senso ascoltare di nuovo. L'idea di fare un concept album è quasi intrinseca con questo pensiero: se io faccio un concept album è un film, è un qualcosa che quando finisce vuoi riscoprire come è iniziato.

Non mi aspettavo questa posizione per Generazione X, sinceramente.

Io, quasi ingenuamente, fin da ragazzino sono stato molto fan della cultura. Tutto quello che facevo era portare l'hip hop in posti in cui non era mai stato. Nessuno neanche se lo sognava. Non ho mai fatto musica per accumulare soldi: mi piace guadagnare, ma il rap non è business per me, è una passione.

Non si pensa mai a quanto fossi giovane, all'epoca del successo. Hai tipo dieci anni in meno dei tuoi colleghi di quegli anni.

Conosci Carta Più e MultiPiù?

Nella Bocca della Tigre La copertina di Nella bocca della tigre. Questa per me è la cosa più americana che tu abbia mai fatto. Come si fa a trasportarla in Italia? Portare la cantante italiana per eccellenza, Mina, in un contesto hip hop a me gasava tantissimo, mi sentivo un bambino in un negozio di dolci. Era anche la possibilità di alzare moltissimo il livello della conversazione e di rendere più autorevole il nostro genere.

Ho passato parte della mia carriera a essere il drogato, il perditempo e i cantanti sono altri, la musica vera è altra. E allora sai che c'è? Io ho fatto il disco con la cantante italiana. Tra l'altro una persona che non è solita collaborare con gli altri. Fa letteralmente quello che vuole perché ha venduto più di milioni di dischi.

Fare un disco con lei mi sembrava un'ottima prova del nove per tutti i detrattori del genere e della nostra cultura per dimostrare che potevamo stare allo stesso livello del pop, del rock e di tutti gli altri generi che vanno in Italia.

E come si fa a convincere il pubblico italiano che il rap non è una cosa di serie B? È come insegnare a un bambino a camminare, moltiplicato per 60 miliardi. Dicevi benissimo prima: il rap non fa parte della cultura italiana.

È una musica giovane, di protesta, degli afro-americani che muoiono nel ghetto. L'Italia è un paese bianco, di mezz'età e borghese. E tornando a Mina: come nasce questa collaborazione? Da una canzone. Sembrerebbe un po' un harakiri. Perché farlo? In realtà è stata una bella collaborazione, mi sono trovato bene. Qualsiasi multinazionale è fatta di persone, le chiacchiere che avevo fatto per questo disco mi piacevano, i presupposti mi soddisfavano e per cui abbiamo lavorato bene.

Per un artista come me, poi, è meglio lavorare come indipendente piuttosto che con una multinazionale per il semplice fatto che in una multinazionale ci sono troppe dinamiche, mentre io sono abbastanza un'accentratore. Tra l'altro non tutti sanno che, e questa cosa ci tengo che esca, questo disco ha fatto cambiare il regolamento di Sanremo.

Grazie a questo progetto adesso sul palco dell'Ariston si possono portare i sample. E per potercelo proporre hanno cambiato il regolamento, che non accettava il campionamento. Cose dell'altro Mondo La copertina di Cose dell'altro mondo.

Questo è stato il disco della mia rinascita. Arrivavo da un disco in cui non avevo stimoli e non ero in forma. Ero deluso dalla risposta della scena, come dicevo prima. Nella scena rap italiana c'è un po' la sindrome del cazzo corto. Prima di questo disco c'è stata la faida tra te ed Entics, ti è servita in qualche modo per riprendere un po' di sicurezza in te stesso?

Sicuramente ha fatto tanto hype. C'è ancora tanta gente che mi scrive gasata. È anche il motivo per cui qualche anno fa le sfide di freestyle andavano un casino: al di là del fatto che alla gente piace il sangue, ti esce fuori una carogna che ti fa venire i superpoteri.

Ci metti ancora più impegno perché ne va in qualche modo della tua credibilità. È stata una cosa che mi ha fatto gioco. Più che altro era una risposta a Entics, con il quale non c'era un rapporto umano, proprio non sapevo chi fosse, né musicalmente, né umanamente. È stata una risposta a uno sconosciuto. Considerando anche che dopo esce anche l'EP con Bassi Maestro.

Anche il pezzo con i Finley, se uscisse oggi sarebbe un coronamento. Più che ritorno al rap, ti direi ritorno all'ispirazione positiva. Se crei devi stare bene, qua stavo bene. Secondo me è un disco che spacca. Ok, lo metto qua solo perché mentre parliamo non è ancora uscito.

È il tuo ultimo disco, immagino di un certo tipo di carriera. Non penso tu voglia smettere del tutto con la musica… Sinceramente non lo so, ci sono dei giorni in cui apro Instagram e mi chiedo cosa ci faccio in questo mare. E non sto parlando della Dark Polo Gang, loro mi piacciono. Non sto parlando della trap, sto parlando di un certo tipo di attitudine, degli influencer, dei fashion blogger, di chi inizia a rappare e dopo cinque minuti pensa di farsi una carriera dissando tutti.

Quando ho iniziato c'era la ricerca della felicità, c'era la ricerca della propria affermazione. Arrivavamo da un contesto che era il nulla e volevamo qualcosa per noi. Adesso è attenzione, moda, devi solo sfruttare il successo del genere.


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